La Storia

Ultima modifica 18 gennaio 2021

Un incendio sviluppatosi nel 1936 nella sagrestia della Chiesa Madre di Gravina, distruggendo i documenti che vi erano conservati, ha reso difficile la ricostruzione storica delle origini dell’antica terra de "Li Plachi", o semplicemente “Plache” come nel passato era denominata la località dove sorge l'odierna Gravina di Catania. Anche se il ritrovamento di una lucerna paleocristiana può far affermare facilmente come già in età ellenistica e romana questa terra alle falde dell'Etna, fin troppo fertile perché Greci e Romani la lasciassero in abbandono, fosse abitata.

Il ritrovamento di una parte della strenna (predica per le festività natalizie) del 1870, permette di acquisire notizie interessanti.

Le incisioni di qualche sacro vaso d'argento che nella parrocchia si conservava prima di un avvenuto furto sacrilego, quale l'oliera battesimale, attestano l'impronta primitiva dello stemma originario del paesello ove, entro uno scudo rischiarato dal sole, si osserva dolcemente distendersi la larga pianura che fra le ubertose rocce presenta la gaia colombetta col ramoscello d'ulivo nel becco, simbolo di sincerità, di pace e di stabile abbondanza che assicurano il miglior bene della vita.
Vi è poi incisa la parola "Plache", che è il significato rappresentativo della figura.

Lo stemma originario di Plache era visibile in un cofanetto d'argento del '600, di cui si conserva una foto, che faceva parte del tesoro della Chiesa Madre. Il cofanetto ed altri oggetti preziosi, in seguito, furono rubati.

Il significato dello stemma di Plache, nome derivante dal greco, si confaceva alla natura fertile del territorio, tipica dei suoli vulcanici, e la modesta altitudine rendeva il clima mite. La fertilità era esaltata dalla presenza dell'acqua che sgorgava copiosa nella fonte del Fasano o si poteva captare nelle falde freatiche poco profonde. Alla varietà della macchia mediterranea con ulivi, carrubi, querce, sorbi e bagolari, si univano le distese boschive.